Letture

“L’albero delle arance amare” di Jokha Alharti

Avevo scaricato su Kindle questo romanzo, testo in merito al quale non ne sapevo nulla, ma un po’ il titolo e un po’ la mia passione per le arance, il tutto condito dall’aspetto esotico del libro ha fatto sì che mi convincessi ad iniziarne la lettura.

Zuhur è una ragazza dell’Oman, trasferitasi in Inghilterra per motivi di studio, e con queste pagine vuole onorare il ricordo della nonna, di una nonna che non c’è più e la cui assenza ha lasciato un tale vuoto che nessuna fotografia o ricordo riescono a spiegare questa sensazione. La mancanza dell’odore di una persona amata, dei rumori prodotti dalla sua esistenza, dell’amore legato alla sua persona… tant’è che Zuhur, nella consapevolezza di una mancanza insostituibile, cerca di dar valore ad una presenza che non c’è più, a quella nonna che profumava di “muschio di zibetto, prezioso olio di aloe e terra antica”.

La figura di Bint ‘Amir diviene protagonista della narrazione, diviene una presenza esagerata nel colmare un’assenza, tra le parole scritte di una Zuhur tormentata dalla solitudine e dall’isolamento causato da una lingua straniera ed una cultura distante dalla propria, dall’impossibilità di esprimersi, dando quindi luogo ad una connessione di ricordi in cui, tra passato e presente, incontriamo la gioventù dolorosa di Bint ‘Amir, le rivoluzioni sentimentali della sorella, il vagare nella demenza di Shaykha, la lotta contro le convenzioni sociali di Kuhi e Imran, il tutto nella malinconia di una Zuhur affamata di esperienze, di nuova vita e di conoscenza di un amore mai provato.

Sono figure romanzate eppure estremamente concrete, condite da sentimenti reali e portati agli occhi del lettore con maestria e dovizia, tant’è che sembra quasi di vedere il colore dei datteri, la forma dell’albero di arance amare e il tintinnio della tenda di perline della camera di Imran; in queste pagine si respira l’atmosfera dell’Oman, il profumo del mercato, i tramonti mozzafiato, i fruscii delle palme di banane, si sente quasi il piacere dell’ombra regalata dall’albero oggetto del titolo. Si vola in continuazione nel passato senza mai portare ad una conclusione del presente, senza mai alcuno spazio per il futuro, non si conosce mai la protagonista, di lei resta solo il dolore, profondo ed intenso, per la nonna che non c’è più…

Non è un libro da leggere con leggerezza, va goduto una pagina alla volta, senza fretta di portarlo a conclusione, anche se io delle volte mi sono persa nel filo del racconto, spesso a causa dei nomi dei personaggi che ovviamente non sono affini alla mia cultura e che quindi mi hanno spesso spiazzata, ma sono pagine intrise di poesia, la scrittura è lenta ma sublime. Non a tutti può piacere, ma sicuramente si tratta di un testo di qualità, vincitore del Booker Prize internazionale, a mio avviso meritatissimo.

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

This site is protected by wp-copyrightpro.com