
“Fiori per Algernon” l’ho conosciuto grazie ad un gruppo di lettura, altrimenti dubito lo avrei mai letto e sarebbe stato un gran peccato perchè scorre benissimo ed è un concentrato di umanità doloroso e consapevole.
Algernon è un topo, ma non un topo qualsiasi in quanto, a seguito di un intervento sperimentale, lo stesso triplica il proprio quoziente intellettivo, tant’è che, al pari suo, il medesimo esperimento viene condotto su un essere umano, Charlie Gordon, un giovane uomo cresciuto con la dolorosa consapevolezza di essere diverso, rifiutato dalla famiglia ma accolto da un gruppo di colleghi, che però gli si rivolteranno contro non appena egli, a seguito di tale esperimento, sarà in grado di elaborare un pensiero proprio e critico, pertanto scomodo al alcuni, di certo a coloro i quali sino a poco tempo prima lo deridevano facendogli credere di averlo a cuore.
Questa è la consapevolezza che maggiormente ferisce dell’intero libro, quella che a me ha fatto più male in quanto, pur egli mantenendo un atteggiamento umile, viene accusato di presunzione, scambiando la sua “nuova” capacità di ragionamento per mera prosopopea; purtroppo però l’effetto dell’esperimento non sarà duraturo, tant’è che ciò si nota inizialmente nel progressivo deterioramento delle facoltà cognitive di Algernon, il topo di laboratorio che Charlie cerca di salvare da una inevitabile fine, sino al decesso dello stesso che viene sottratto alla cremazione in laboratorio a favore di una degna sepoltura.
In questa occasione Charlie, consapevole di quanto lo aspetti, chiede a Dio di non toglierli tutto e questo è il passo più commovente dell’intera narrazione; il resto lo ometto per ovvie ragioni, ma posso dire che l’unico desiderio di Charlie è che vi siano sempre dei fiori sulla tomba di Algernon, alla fine l’unico amico che abbia mai avuto e che lo abbia accettato per ciò che è stato.
E’ il diario di un uomo che voleva essere come tutti gli altri, è una richiesta di accettazione, è un libro scritto in maniera magistrale e che tocca le corde profonde dell’anima.